Nadia Halfway

Viaggiare con il Diabete di Tipo 1: la Mia Esperienza

📜 Introduzione.

Vivere ma soprattutto viaggiare con il diabete di tipo 1 è una sfida quotidiana. Tuttavia, non deve diventare un limite né un ostacolo ai propri sogni. Per me viaggiare è diventato un modo per mettermi alla prova, stimolarmi a fare nuove esperienze, e dimostrare che posso fare tutto ciò che fanno gli altri, se non di più.

Tra voli lunghi, pasti imprevedibili e ritmi frenetici, ogni viaggio mi ha insegnato qualcosa di nuovo sulla gestione della malattia. Con il tempo ho imparato che, con un po’ di organizzazione e consapevolezza, si può andare ovunque. E anche fare qualsiasi cosa: vivere all’estero, scalare una montagna, fare volontariato, e pure attività estreme. Ovviamente, con la giusta preparazione e precauzioni.

In questo post, voglio condividere con te la mia esperienza personale, dalla diagnosi precoce alle mie disavventure in viaggio legate al diabete, nella speranza di darti un po’ coraggio nel caso anche tu ti senta bloccata.

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😓 La Diagnosi di Diabete.

Oggi ho 33 anni e convivo con il diabete di tipo 1 da quando ne avevo appena 5. Non ricordo quasi nulla della mia vita “prima” del diabete. La diagnosi è arrivata presto e dunque ha sempre fatto parte della mia quotidianità. Non è stato facile, ma non mi ha comunque impedito di vivere esperienze straordinarie: dagli scambi universitari al volontariato, fino ai viaggi zaino in spalla in giro per il mondo.

All’epoca non c’erano le tecnologie avanzate che abbiamo oggi. E soprattutto mancava la sensibilizzazione verso le disabilità, in particolare verso le cosiddette malattie invisibili e sui disagi di chi convive con patologie croniche. Non ho ricevuto un vero supporto (né psicologico né medico) e a scuola non sono mancati episodi di bullismo e isolamento, che in quegli anni mi hanno profondamente segnata.

Per fortuna, oggi le cose stanno cambiando. C’è più informazione, più empatia e, soprattutto, strumenti che rendono la gestione della malattia più semplice e meno limitante.

😵‍💫 Il Morbo di Basedow.

A vent’anni decisi, letteralmente, di scappare di casa e partire per Londra. Avevo bisogno di libertà, di sentirmi indipendente, di provare a vivere da sola. Ma a dire il vero, non ero affatto pronta e rimasi solo una settimana. Considerai quell’esperienza come il viaggio della maturità che non avevo fatto.

Due giorni dopo il mio ritorno a casa, iniziai a stare molto male. Finì una settimana ricoverata in ospedale, dove mi diagnosticarono il morbo di Basedow, una forma di ipertiroidismo. Dopo anni trascorsi a gestire il diabete e tutte le sue complicazioni, non mi impressionai troppo. I sintomi quali tachicardia, affaticamento, insonnia, sbalzi d’umore erano fastidiosi, ma la terapia era semplice: due pillole al giorno. Nulla a che vedere con la complessità del diabete.

Cinque anni più tardi, però, la situazione si fece meno stabile. Il mio endocrinologo mi consigliò di rimuovere definitivamente la tiroide tramite una compressa di iodio radioattivo, poiché i valori ormonali continuavano a oscillare. Dal 2019 convivo quindi con l’ipotiroidismo indotto. Ogni mattina prendo l’Eutirox e, per fortuna, oggi la gestione è semplice e senza particolari problemi.

🤔 Vivere con due malattie autoimmuni.

Vivere con ben due malattie autoimmuni non è semplice. Significa convivere ogni giorno con un corpo che a volte sembra remare contro. Ci sono momenti di stanchezza e frustrazione, giorni in cui mi sveglio la mattina con picchi ipoglicemici e non ho nemmeno le energie per alzarmi dal letto. Ma tutte le difficoltà attorno al diabete mi hanno dato anche tanta forza di volontà e coraggio. Gestire diabete e ipotiroidismo richiede equilibrio, disciplina e ascolto di sé.

Col tempo, però, ho capito che non sono solo diagnosi: fanno parte di me, ma non mi definiscono. E imparare a conviverci mi ha reso più consapevole, resiliente e grata per ciò che riesco a fare ogni giorno.

Se anche tu convivi con una malattia cronica o sei affetta da disabilità gravi, non ti dirò che è semplice partire e compiere imprese straordinarie. Le mie patologie, seppur severe e debilitanti, mi permettono comunque di essere autonoma e indipendente senza avere necessità di essere assistita. Devo ovviamente prendere precauzioni, essere sempre pronta al peggio, fermarmi quando il corpo lo richiede, e portarmi i farmaci salvavita ovunque io vada. A questo proposito, ti suggerisco di dare una lettura al mio post Consigli per Viaggiare Lunghi Periodi con il Diabete di Tipo 1.

😖 Le mie (brutte) Esperienze in Viaggio legate al Diabete.

Avendo viaggiato tantissimo negli ultimi 12 anni, vissuto in sei paesi diversi e avendo compiuto anche due imprese zaino in spalla per mesi, ho accumulato tutta una serie di brutte esperienze di viaggio legate al Diabete. Te le racconto qui come monito a fare attenzione anche ai più piccoli dettagli che potrebbero influire sul tuo viaggio e compromettere la tua salute.

Clicca sui titolo qui sotto per scoprire gli itinerari dei rispettivi Paesi o Città.

Burgos (Spagna).

Era il 2016. Mi trovavo a Burgos per partecipare a un evento estivo chiamato Summer University, organizzato da Aegee, un’associazione studentesca Europea. Neanche a metà viaggio la mia penna di Humalog si inceppò e smise di funzionare. Probabilmente, un granello di sabbia si era infilato nel meccanismo durante una giornata al mare. Senza poter ottenere una nuova prescrizione e considerati i costi elevati dell’insulina, fui costretta a usare momentaneamente le siringhe. Sono stati giorni di vera tensione. L’insulina è delicata, e bastava poco per sbagliare dose o iniettarmi aria.

Ottawa (Canada).

Durante il mio tirocinio a Vancouver decisi di trascorrere il Natale nella parte francese del Canada, poiché l’ufficio era chiuso. Il freddo era estremo e la mia insulina si guastò completamente. Nello stesso momento, mi ammalai di polmonite e sepsi, finendo in chetoacidosi diabetica. Ero sola, lontana da casa, in un paese in cui la sanità è inaccessibile, con febbre alta, tosse e vomiti. Per fortuna, un ragazzo dell’ostello, che nemmeno conoscevo, mi accompagnò in ospedale e si prese cura dei miei bagagli. Se non fosse stato per lui, non so come sarebbe andata a finire. Solo per essere ammessa al pronto soccorso, ho dovuto pagare 900 CAD (circa 600€). La fattura finale superava i 13.000 CAD ma, eccetto la franchigia, tutto era stato coperto dall’assicurazione che avevo stipulato.

Batumi (Georgia).

Durante un viaggio di 10 giorni in Georgia, avevo pianificato l’uso di un solo sensore poiché dura 15 giorni. Non appena arrivata a Batumi, però, il sensore si staccò mentre mi cambiavo il pigiama. Panico! Ala fine trovai facilmente un nuovo glucometro e delle strisce in farmacia, senza nemmeno bisogno di ricetta. Ma ho dovuto ridurre drasticamente i controlli poiché le strisce costavano parecchio.

Ban Khwao (Thailandia).

In Thailandia stavo vivendo uno dei periodi più intensi e belli del mio viaggio: tre mesi in Asia zaino in spalla, alternando esplorazioni e volontariato. In quel periodo, insegnavo inglese in un asilo di un piccolo villaggio, lontano da tutto. Chiesi di poter conservare la mia borsa termica con insulina e sensori nel frigorifero della coordinatrice. Lei accettò, ma una settimana dopo, ebbi necessità di una nuova penna e scoprii che avevano spostato la borsa e l’avevano messa nel freezer! Tutta la mia scorta di tre mesi andò a male. Nessuno sembrava prendersi la responsabilità, né capire la gravità di ciò che fosse successo o lo stress che mi avevano causato . Per fortuna, una coppia francese che faceva volontariato con me mi accompagnò all’ospedale dove potei acquistare l’intera scorta di insulina. Inoltre, l’assicurazione coprì i danni, non come spesa medica ma come bagaglio danneggiato.

Kuala Lumpur (Malesia).

In Malesia, invece, è andata meglio, anche se con un grande spavento. Conservavo la scorta d’insulina nel frigorifero dell’ostello e avevo un volo all’alba per il Vietnam. Quando andai a prenderla, trovai la cucina chiusa e nessuno dello staff. Dopo vari tentativi, chiamai il numero d’emergenza: alla fine qualcuno si svegliò (non troppo contento) e aprì la cucina. È stato un piccolo imprevisto, ma mi ha ricordato nuovamente che quando si viaggia con il diabete non bisogna dare niente per scontato.

🎈 Conclusioni.

Viaggiare con il Diabete di Tipo 1 può far paura, soprattutto per lunghi periodi. Ma se c’è una cosa che ho imparato è che la paura non deve diventare un limite. Con la giusta preparazione, un pizzico di coraggio e attenzione, si può andare ovunque.

Ogni viaggio è un atto di fiducia: in se stessi, nel proprio corpo e nel mondo. Ci saranno imprevisti, certo, ma anche momenti di pura libertà che valgono ogni sforzo. Non aspettare di sentirti “pronta”, parti, anche con le tue fragilità. Scoprirai che non sono ostacoli, ma parte del tuo cammino.

Vivere con una malattia cronica come il diabete di tipo 1 non significa rinunciare a sognare. Significa solo imparare a farlo in modo diverso e, forse, con ancora più forza.

💬 E tu? Hai mai pensato, nel caso tu l’abbia, che il diabete di tipo 1 sia un limite ai tuoi sogni e alla tua voglia di viaggiare?


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