Ultimo Aggiornamento Agosto 4, 2026 di Nadia Halfway
📜 Introduzione.
La mia storia con il Diabete di Tipo 1 è iniziata quasi 30 anni fa, a gennaio del 1998.
Se ricordi la data esatta della tua diagnosi, beh… lasciamelo dire: sei fortunata. Significa che eri abbastanza grande da ricordare la vita prima del diabete, oppure che qualcuno ha reso quel giorno qualcosa da custodire e ricordare.
I miei ricordi del periodo immediatamente precedente all’esordio sono piuttosto confusi. Ma dei primi giorni, in realtà, ho dei ricordi molto vividi.
Questa è la mia storia con il Diabete di Tipo 1: il giorno in cui tutto è cambiato.

⚠️Disclaimer: Le informazioni contenute in questo post sono condivise esclusivamente a scopo narrativo e di sensibilizzazione. Non costituiscono in alcun modo un parere, una diagnosi o un trattamento medico o psicologico. Ciò che racconto rappresenta unicamente la mia storia personale. Per qualsiasi dubbio sulla tua salute o sulla gestione della tua terapia, ti invito a consultare sempre il tuo medico curante.
💉 L’Esordio.
Avevo solo cinque anni nel gennaio del 1998 quando mi è stato diagnosticato ufficialmente il Diabete di Tipo 1. In quel periodo ricordo che avevo sempre sete e che andavo continuamente in bagno.
Non ricordo quanto tempo sia passato tra questa costante voglia di bere e le infinite diuresi, ma a un certo punto sono stata portata d’urgenza in ospedale per una polmonite. Tuttavia, gli esami hanno rivelato qualcosa peggiore del previsto, e la verità ha cambiato la mia vita per sempre. Avevo il Diabete di Tipo 1.
Distesa sulla barella, ricordo un’infermiera dai capelli rossi e ricci che cercava (con forza) di mettermi una flebo, e vedevo i miei genitori attraverso un oblò della porta che piangevano.
Quella notte dormire fu impossibile. Le infermiere continuavano a svegliarmi e a pungermi le dita per controllarmi la glicemia ogni mezzora.
Nei giorni successivi, i parenti vennero a trovarmi portandomi giocattoli, puzzle e libri da colorare per aiutarmi a far passare il tempo. Per alcuni giorni, i medici non mi permisero di mangiare, e io volevo solo tornare a casa. Continuavo a chiedere quando sarebbero finite le iniezioni, quando avrebbero tolto la flebo e quando avrei potuto ricominciare a mangiare normalmente.
Nessuno mi spiegò chiaramente cosa stesse succedendo. Nel mentre, continuavo a domandarmi se quella sarebbe stata la mia vita per sempre d’ora in poi. Purtroppo, sì.
🚨 Riconoscere i Sintomi.
La diagnosi precoce è fondamentale e può davvero salvare la vita. Il Diabete di Tipo 1 non diagnosticato può portare a conseguenze fatali, tra cui coma, insufficienza degli organi, chetoacidosi diabetica e persino la morte.
Fai dunque attenzione a questi sintomi comuni:
- Sete intensa. Sensazione di non riuscire a bere abbastanza acqua.
- Minzione frequente. Andare in bagno molto più spesso del solito.
- Perdita di peso inspiegabile. Dimagrire senza volerlo.
- Stanchezza estrema. Sentirsi esausta senza un motivo chiaro.
- Senso di nausea. Sensazione di dover vomitare da un momento all’altro.
Nel mio caso, ero troppo piccola per accorgermi della perdita di peso o della stanchezza, ma la sete continua e il bisogno frequente di urinare erano già segnali evidenti di Diabete di Tipo 1. Questi sintomi, insieme alla nausea, fanno parte anche delle sensazioni che si provano durante episodi di iperglicemia grave e chetoacidosi.
Nota importante: qui ho condiviso solo la mia esperienza personale. Se noti questi sintomi, rivolgiti immediatamente a un medico o a uno specialista.
🫂 La Mancanza di Supporto.
Essere diabetici da così giovani, soprattutto se si è stati diagnosticati negli anni ’90, è stata una vera condanna.
Ho vissuto tutte le fasi della vita con il diabete che, almeno nei primi 10 anni, mi ha privata di tante cose. Non ho potuto frequentare l’ultimo anno di scuola materna; alle elementari ero quella diversa, ma non abbastanza disabile da avere un supporto a scuola. Ogni qualvolta avessi un’ipoglicemia, dovevo comunque attendere la ricreazione. Non avevo un’insegnante di sostegno (non che a livello cognitivo ne avessi bisogno), ma mia madre doveva venire a scuola i giorni in cui avevamo la mensa per potermi fare la puntura, poiché non c’era personale preparato.
Non ho mai fatto sport. Sebbene sia consigliato per chi è affetto dal diabete non c’era comunque personale preparato su come intervenire in caso di ipoglicemie.
Ho dovuto imparare a soli 8 anni a farmi le iniezioni, anche in vista di gite scolastiche in cui mia mamma non poteva partecipare. Ho subito anni di bullismo ed esclusione, soprattutto alle elementari e alle medie, mentre alle superiori ero ormai così calata nella mia parte di quella strana che venivo esclusa (o mi escludevo da sola) a priori. Non dissi nulla della mia patologia, ma venne comunque fuori quando ebbi un brutto male e saltai mesi di scuola.
La mancanza di supporto psicologico, medico, istituzionale e l’essere stata sempre quella diversa ed esclusa hanno impattato molto negativamente la mia persona. E al termine del liceo, fu proprio tutto questo a farmi venire voglia di scappare via e vedere cos’altro ci fosse là fuori, senza l’essere succube di questa malattia e dei limiti che mi aveva imposto.
💙 La Mia Vita Ora con il Diabete di Tipo 1.
Sono passati quasi 30 anni dal giorno della mia diagnosi di Diabete di Tipo 1.
Da allora sono successe tantissime cose. Ho affrontato altre malattie autoimmuni (Morbo di Basedow), altre diagnosi dolorose (sindrome HWW), infezioni frequenti (cistite, bronchite, pielonefrite), sepsi, dolori cronici e astenia, emicrania, vari episodi di chetoacidosi e ipoglicemie quotidiane.
Bilanciare lavoro, vita personale e le continue esigenze del diabete era ed è tuttora complicato. Ho vissuto anche relazioni finite male (sì, a volte anche a causa del mio Diabete di Tipo 1) e amicizie che non sono riuscite davvero a empatizzare o comprendere la mia malattia.
Ma c’è stata anche tanta bellezza. Titoli di studio conquistati, bei lavori, amicizie cresciute nel tempo, innumerevoli viaggi e questa community che sto cercando di costruire per dimostrare che viaggiare con il DT1 è assolutamente possibile. La vita è stata sia crudele sia generosa, e il diabete ha influenzato ogni singolo aspetto della mia esistenza. Ha modellato le mie routine, le mie scelte, le mie paure e la mia forza.
Sto ancora imparando ad accettare questa malattia e a conviverci, ogni giorno. L’accettazione non è lineare, così come non lo è la vita con il diabete. Ma quando mi fermo a guardarmi indietro, vedo quanta strada ho fatto, gli obiettivi raggiunti e i sogni realizzati. Nonostante tutto.
E i viaggi? Il diabete viaggia con me, sempre presente, nascosto nel mio zaino insieme a scorte di aghi e insulina. Ma non mi definisce, e non mi ferma.
🎈 Conclusione.
La mia storia con il Diabete di Tipo 1 non è un libro finito. Ogni giorno è una nuova pagina di un capitolo ancora ignoto. Mi sveglierò alle 3 di notte in ipo, o mi sveglierò assetata con la glicemia a 300?
Sebbene siano trascorsi 30 anni, lotto ancora ogni giorno per l’accettazione, il controllo della fame, le dosi basali, le iniezioni e l’equilibrio tra la malattia e la vita quotidiana. Ma sono ancora qui. E il diabete non mi ha impedito di raggiungere i miei obiettivi nella vita.
Se la mia storia ti ha ispirata e sei alla ricerca di informazioni più specifiche riguardo al diabete e viaggi, ti invito a leggere questi miei articoli relativi a consigli per viaggiare per lunghi periodi con il diabete, alle assicurazioni di viaggio per diabetici e agli essenziali di viaggio per il diabete.
💬 E tu? Ricordi il giorno della tua diagnosi, o la vita prima del Diabete di Tipo 1? Raccontamelo nei commenti. Amo leggere le storie di chi può davvero capirmi.
☕ Ti è stato utile questo articolo? Se ti va, puoi sostenere il mio blog offrendomi un caffè virtuale!
Vuoi rimanere sempre aggiornata sui miei ultimi itinerari, ricevere pratiche guide e preziosi consigli di viaggio, e ottenere sconti esclusivi per hotel, voli e attività?
✨Clicca sul pulsante qui sotto e unisciti alla mia community di viaggiatrici!✨


