Nadia Halfway
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Viaggiare con il Diabete di Tipo 1: la Mia Esperienza

Ultimo Aggiornamento Agosto 28, 2026 di Nadia Halfway

📜 Introduzione.

Vivere ma soprattutto viaggiare con il diabete di tipo 1 è una sfida quotidiana. Tuttavia, non deve diventare un limite né un ostacolo ai propri sogni. Per me, viaggiare è diventato un modo per mettermi alla prova, stimolarmi a fare nuove esperienze, e dimostrare che posso fare tutto ciò che fanno gli altri, se non di più.

Tra voli lunghi, pasti imprevedibili e ritmi frenetici, ogni viaggio mi ha insegnato qualcosa di nuovo sulla gestione della malattia. Con il tempo, ho imparato che con un po’ di organizzazione e consapevolezza si può andare ovunque. E anche fare qualsiasi cosa: vivere all’estero, scalare una montagna, fare volontariato, e pure attività estreme. Ovviamente, con la giusta preparazione e precauzioni.

In questo post, voglio condividere con te la mia esperienza personale, dalla diagnosi precoce alle mie disavventure in viaggio legate al diabete, nella speranza di darti un po’ coraggio nel caso anche tu ti senta bloccata.

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😓 La Diagnosi di Diabete.

Oggi ho 34 anni e convivo con il diabete di tipo 1 dal 1998 da quando ne avevo appena 5. Non ricordo quasi nulla della mia vita “prima” del diabete. La diagnosi è arrivata presto e dunque ha sempre fatto parte della mia quotidianità. Non è stato facile, ma non mi ha comunque impedito di vivere esperienze straordinarie: dagli scambi universitari al volontariato, fino ai viaggi zaino in spalla in giro per il mondo.

All’epoca non c’erano le tecnologie avanzate che abbiamo oggi. E soprattutto mancava la sensibilizzazione verso le disabilità, in particolare verso le cosiddette malattie invisibili e sui disagi di chi convive con patologie croniche. Non ho ricevuto un vero supporto (né psicologico né medico) e a scuola non sono mancati episodi di bullismo e isolamento, che in quegli anni mi hanno profondamente segnata.

Per fortuna, oggi le cose stanno cambiando. C’è più informazione, più empatia e, soprattutto, strumenti che rendono la gestione della malattia un po’ più semplice e meno limitante.

😵‍💫 Il Morbo di Basedow.

A vent’anni decisi, letteralmente, di scappare di casa e partire per Londra. Avevo bisogno di libertà, di sentirmi indipendente, di provare a vivere da sola. Ma a dire il vero, non ero affatto pronta e rimasi solo una settimana. Mi piace pensare a quell’esperienza come il viaggio della maturità che non avevo fatto.

Due giorni dopo il mio ritorno a casa, iniziai a stare molto male. Trascorsi una settimana ricoverata in ospedale, dove mi diagnosticarono il morbo di Basedow, una forma di ipertiroidismo. Dopo anni trascorsi a gestire il diabete e tutte le sue complicazioni, non mi impressionai troppo. I sintomi quali tachicardia, affaticamento, insonnia, sbalzi d’umore erano fastidiosi, ma la terapia era semplice: due pillole al giorno. Nulla a che vedere con la complessità del diabete.

Cinque anni più tardi, però, la situazione si fece meno stabile. Il mio endocrinologo mi consigliò di rimuovere definitivamente la tiroide tramite una compressa di iodio radioattivo, poiché i valori ormonali continuavano a oscillare. Dal 2019 convivo quindi con ipotiroidismo iatrogeno. Ogni mattina prendo una pastiglia di Eutirox e, per fortuna, oggi la gestione è semplice e senza particolari problemi.

🤔 Vivere con due malattie autoimmuni.

Avere ben due malattie autoimmuni non è facile. Significa convivere ogni giorno con un corpo che a volte sembra remare contro. Ci sono momenti di stanchezza e frustrazione, giorni in cui mi sveglio la mattina con picchi ipoglicemici e non ho nemmeno le energie per alzarmi dal letto. Ma tutte le difficoltà attorno al diabete mi hanno dato anche tanta forza di volontà e coraggio. Gestire diabete e ipotiroidismo richiede equilibrio, disciplina e ascolto di sé.

Col tempo, però, ho capito che non sono solo diagnosi: fanno parte di me, ma non mi definiscono. E imparare a conviverci mi ha reso più consapevole, resiliente e grata per ciò che riesco a fare ogni giorno.

Se anche tu convivi con una malattia cronica o sei affetta da disabilità gravi, non ti dirò che è semplice partire e compiere imprese straordinarie. Le mie patologie, seppur severe e debilitanti, mi permettono comunque di essere autonoma e indipendente senza necessità di essere assistita. Devo ovviamente prendere precauzioni, essere sempre pronta al peggio, fermarmi quando il corpo lo richiede, e portarmi i farmaci salvavita ovunque io vada. A questo proposito, ti suggerisco una lettura al mio post Consigli per Viaggiare Lunghi Periodi con il Diabete di Tipo 1.

😖 Le mie (brutte) esperienze in viaggio legate al Diabete.

Avendo viaggiato tantissimo negli ultimi 12 anni, vissuto in sei paesi diversi e avendo compiuto anche due imprese zaino in spalla per mesi, ho accumulato tutta una serie di brutte esperienze di viaggio legate al Diabete.

Qui te ne racconto alcune delle più significative come monito a fare attenzione anche ai più piccoli dettagli che potrebbero influire sul tuo viaggio e compromettere la tua salute.

Clicca sui nomi delle varie città per scoprire l’itinerario completo di ognuna.

📍 Burgos (Spagna).

Era il 2016. Mi trovavo a Burgos per partecipare a un evento estivo chiamato Summer University, organizzato da Aegee, un’associazione studentesca Europea. Neanche a metà viaggio la mia penna di Humalog si inceppò e smise di funzionare. Probabilmente, un granello di sabbia si era infilato nel meccanismo durante una giornata al mare.

Senza poter ottenere una nuova prescrizione e considerati i costi elevati dell’insulina, fui costretta a usare momentaneamente le siringhe. Sono stati giorni di vera tensione. L’insulina è delicata, e bastava poco per sbagliare dose o iniettarmi aria.

Cosa ho imparato da questa vicenda?

In viaggio, e soprattutto nelle destinazioni di mare, è fondamentale proteggere le penne da insulina non solo dal caldo, ma anche dalla sabbia. I granelli possono intrufolarsi nel meccanismo, inceppando la penna e impedendo l’iniezione dell’insulina. Dunque proteggila sempre in un astuccio ermetico e assicurati di avere le mani pulite e senza sabbia quando la maneggi.

Inoltre, utilizzare le siringhe (senza i dovuti calcoli o prescrizioni) è pericoloso, poiché si può incorrere in gravi sovradosaggi o nell’iniezione di aria. Meglio perdere un po’ di tempo in pronto soccorso e spendere qualche soldo in più per acquistare una nuova confezione.

📍 Ottawa (Canada).

Durante il mio tirocinio a Vancouver decisi di trascorrere il Natale nella parte francese del Canada, poiché l’ufficio era chiuso. Il freddo era estremo e la mia insulina si guastò completamente. Nello stesso momento, mi ammalai di polmonite e sepsi, finendo inevitabilmente in chetoacidosi diabetica. Ero sola, lontana da casa, in un paese in cui la sanità è inaccessibile, con febbre alta, tosse e vomiti.

Per fortuna, un ragazzo dell’ostello, che nemmeno conoscevo, mi accompagnò in ospedale e si prese cura dei miei bagagli. Se non fosse stato per lui, non so come sarebbe andata a finire. Solo per essere ammessa al pronto soccorso, ho dovuto pagare 900 CAD (circa 600€). La fattura finale superava i 13.000 CAD ma, eccetto la franchigia, tutto era stato coperto dall’assicurazione che avevo stipulato.

Cosa ho imparato da questa vicenda?

L’insulina è particolarmente sensibile alle temperature estreme ed è fondamentale mantenere la penna che utilizzi quotidianamente a temperatura ambiente. Inoltre, noi persone diabetiche dobbiamo fare molta attenzione alle infezioni, poiché la gestione della glicemia può influire sulla risposta immunitaria. È vitale coprirsi bene per evitare di ammalarci poiché una semplice tosse può facilmente tramutarsi in una polmonite o in qualcosa di più grave, portando rapidamente alla chetoacidosi diabetica.

È altresì importante partire con un’assicurazione di viaggio: magari non coprirà le spese pregresse legate al diabete, ma almeno avrai accesso alle cure mediche per altre emergenze. Per finire, anche se viaggi low cost e cerchi di risparmiare il più possibile, è meglio avere almeno 1000€ da parte per affrontare gli imprevisti iniziali, come l’accesso al pronto soccorso o l’acquisto d’urgenza di nuova insulina.

📍 Batumi (Georgia).

Durante un viaggio di 8 giorni in Georgia, avevo pianificato l’uso di un solo sensore poiché dura 15 giorni. Non appena arrivata a Batumi, però, il sensore si staccò mentre mi cambiavo il pigiama. Andai ovviamente in panico ma la situazione era abbastanza gestibile!

Infatti, trovai facilmente un nuovo glucometro e delle strisce in farmacia, senza nemmeno bisogno di ricetta. Ma ho dovuto ridurre drasticamente i controlli poiché le strisce costavano parecchio e quelle in dotazione erano solo una ventina.

Cosa ho imparato da questa vicenda?

Il CGM si stacca più facilmente di quanto tu possa pensare, ed è meglio proteggerlo e fissarlo con dei cerotti adesivi appositi. Un’altra cosa importante è non partire mai con le forniture contate (penne, aghi, sensori, ecc.): gli imprevisti sono dietro l’angolo ed è sempre meglio avere una scorta.

Dunque, se utilizzi i sensori, portane almeno uno in più, insieme al glucometro e alle relative strisce reattive. In caso di necessità, è mille volte meglio spendere qualche soldo in più in farmacia per comprare una nuova confezione, piuttosto che razionalizzare le scorte che hai facendo meno controlli di quelli raccomandati.

📍 Ban Khwao (Thailandia).

In Thailandia stavo vivendo uno dei periodi più intensi e belli del mio viaggio: tre mesi nel Sudest Asiatico zaino in spalla, alternando esplorazioni e volontariato. In quel periodo, insegnavo inglese in un asilo di un piccolo villaggio, lontano da tutto. Chiesi di poter conservare la mia borsa termica con insulina e sensori nel frigorifero della coordinatrice. Lei accettò, ma una settimana dopo, ebbi necessità di una nuova penna e scoprii che avevano spostato la borsa e l’avevano messa nel freezer!

Tutta la mia scorta di tre mesi andò a male. Nessuno sembrava prendersi la responsabilità, né capire la gravità di ciò che era successo o lo stress che mi avevano causato . Per fortuna, una coppia francese che faceva volontariato con me mi accompagnò all’ospedale dove potei acquistare l’intera scorta di insulina. Inoltre, l’assicurazione mi rimborsò completamente, non come spesa medica ma come bagaglio danneggiato.

Cosa ho imparato da questa vicenda?

Esplorare nuovi luoghi e immergerti totalmente in una nuova cultura è affascinante, ma la barriera linguistica è un aspetto da non sottovalutare. Non tutti parlano inglese o lo capiscono alla perfezione e, per fattori culturali, non sempre viene compresa la gravità di certe situazioni.

Quando affidi a qualcuno una borsa contenente medicinali salvavita devi essere precisa e, nei limiti del rispetto, importi per essere sicura che la tua insulina venga conservata in frigo alla temperatura corretta. Utilizza un traduttore nella lingua locale e, se vedi che c’è esitazione, mostra persino la foto di un frigorifero. Meglio prevenire che curare!

📍 Kuala Lumpur (Malesia).

In Malesia, invece, è andata meglio, anche se ho avuto un grande spavento. Conservavo la scorta d’insulina nel frigorifero dell’ostello e avevo un volo all’alba per il Vietnam il giorno dopo. Quando andai a recuperarla, trovai la cucina chiusa e nessuno dello staff disponibile.

Dopo vari tentativi, chiamai il numero d’emergenza dell’ostello e alla fine qualcuno si svegliò (non troppo contento) e aprì la cucina. Fu un piccolo imprevisto, ma mi ha ricordato nuovamente che quando si viaggia con il diabete non bisogna mai dare niente per scontato.

Cosa ho imparato da questa vicenda?

Gli ostelli sono solitamente aperti 24/7, ma non sempre c’è personale disponibile a ogni ora del giorno e della notte. Inoltre, molti spazi comuni potrebbero venire chiusi a determinati orari o avere un accesso limitato.

È fondamentale avere sempre accesso all’insulina, a qualsiasi ora. Chiedi alla reception se la cucina dove la conserverai prevede un orario di chiusura. Se invece non c’è un’area comune e lo staff ti propone di custodire la tua scorta nel proprio frigo privato, assicurati che ci sia sempre qualcuno in servizio. In caso di partenze notturne o all’alba, ricordati di recuperare l’insulina con un buon margine di anticipo: meglio lasciarla qualche ora a temperatura ambiente piuttosto che rischiare di doverla abbandonare o, peggio, perdere il volo.

💡 Consigli di Viaggio.

Per evitare di trovarti in situazioni del genere, assicurati sempre che la tua insulina sia al sicuro. Devi averla sempre a portata di mano e poter accedere al luogo in cui sta conservata anche nel cuore della notte! È anche fondamentale conservare le penne da insulina in uso alla giusta temperatura utilizzando un comodissimo astuccio refrigerante. È perfetto per mantenere la mia insulina a temperatura costante quando sono in giro.

Un altro consiglio è quello di non partire mai con la fornitura contata. Porta sempre una scorta sufficiente e sistemi alternativi quali penne se usi il microinfusore e glucometro se usi i sensori.

Ti suggerisco infine di stipulare un’ottima assicurazione sanitaria di viaggio e di avere da parte un fondo per le emergenze. Non si sa mai quando potresti dover comprare altra insulina o pagare una visita improvvisa in ospedale. Ricorda che quasi tutte le cliniche chiedono il pagamento anticipato e che la tua assicurazione ti rimborserà in un secondo momento, dopo aver analizzato la tua pratica.

Per ulteriori consigli sui viaggi con il Diabete T1, dai un’occhiata alla mia lista di oggetti indispensabili da viaggio per il DT1 e ai miei suggerimenti per viaggi lunghi con il Diabete di Tipo 1.

🎈 Conclusione.

Viaggiare con il Diabete di Tipo 1 può far paura, soprattutto per periodi prolungati. Ma se c’è una cosa che ho imparato è che la paura non deve diventare un limite. Con la giusta preparazione, un pizzico di coraggio e attenzione, si può andare ovunque.

Ogni viaggio è un atto di fiducia: in se stessi, nel proprio corpo e nel mondo. Ci saranno imprevisti, ma anche momenti di pura libertà che valgono ogni sforzo. Non aspettare di sentirti “pronta”, parti, anche con le tue fragilità. Scoprirai che non sono ostacoli, ma parte del tuo cammino.

Vivere con una malattia cronica come il diabete di tipo 1 non significa rinunciare a sognare. Significa solo imparare a farlo in modo diverso e, forse, con ancora più forza.

💬 E tu? Hai mai pensato, nel caso tu ce l’abbia, che il diabete di tipo 1 sia un limite ai tuoi sogni e alla tua voglia di viaggiare? Se ti fa piacere, condividi la tua esperienza nei commenti.


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